Allergia alle Graminacee: sintomi e alimenti da evitare

Le allergie ai pollini si manifestano in corrispondenza alla fioritura della pianta cui il polline appartiene. Le piante che creano i maggiori problemi sono la betulla e il nocciolo, che fioriscono tra gennaio e marzo, e l’ambrosia e il carpino.

L’allergia più comune, che colpisce quasi il 15% della popolazione italiana, è quella alle graminacee e può determinare fenomeni di ipersensibilità alimentare legati alla alla combinazione tra pollini e le proteine contenute in determinati alimenti.

Tra le specie responsabili della reazione allergica troviamo: la gramigna dei prati, il grano, l’avena, il granturco, la segale, l’erba bambagina, la cannarecchia. l’erba codolina e l’erba mazzolina.

Le proteine che rivestono i pollini di queste piante scatenano una reazione anomala del sistema immunitario che, interpretandole come pericolose, libera l’istamina, responsabile dell’infiammazione. Improvvisamente il paziente può avvertire prurito agli occhi, al naso, al palato, alla gola, avere il naso chiuso o che cola, starnutire, accusare difficoltà respiratorie o nella deglutizione o avere occhi che lacrimano o gonfi.

Dopo la diagnosi, che si ottiene con il test allergologici cutanei (prick test) o attraverso la ricerca di anticorpi specifici nel sangue, l’allergologo suggerirà il trattamento farmacologico più utile, oppure opterà per la tecnica della desensibilizzazione.

Quando all’allergia si accompagna una reazione ad alcuni alimenti si ha la cosiddetta sindrome orale allergica. In questi casi si scatena una reazione tra le proteine dei pollini e alcune proteine allergeniche presenti anche in molti cibi.

Il paziente accusa prurito o edema labiale e orale o edema della glottide, gastralgie, nausea, vomito, diarrea, rinite, asma, orticaria o addirittura anafilassi.

Per l’allergia alle graminacee i cibi più a rischio sono: arachidi, mandorle, pomodori, anguria, melone, arancia, limone, kiwi, albicocca, prugna, pesca e ciliegie.

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